Il dualismo amoroso. C’è un tema più abitato nell’avventura umana? Un soggetto, maschio o femmina che sia, ambito e conteso da due persone differenti. Persone diverse per età, o per estrazione e posizione sociale, o entrambe le cose.
Il passaggio dalla gioventù degli esperimenti allo stato adulto che chiude gli esperimenti, non è mai sigillato. Può essere scorrevole come le famose sliding doors. Due donne, o due uomini, in concorrenza tra loro e niente affatto sullo stesso piano.
Tutto questo è tema fondante della letteratura e delle altre arti. A volte con lunghi brani, con intere opere, con immagini fulminanti.
Manuel de Falla era uno spagnolo di Cadice, un compositore. Ha saputo regalare un’immagine perfetta di quella situazione, di quello stato di passaggio. Per riassumere: Granada, la gitana Salud, la promessa sposa Carmela, il conteso Paco. Quest’ultimo è conquistato dall’amore totale della gitana, ma non rinuncia alle nozze con la fidanzata, benestante. È al matrimonio che si presenta Salud (Salute, o forse Salvezza, ma folle, alla gitana), per il confronto, e Paco fa finta di non conoscerla. E lei muore, all’istante.
La prima, Salud, è l’amore selvaggio, esattamente come deve essere l’amore pur non potendo esserlo. La seconda è la sublimazione dell’amore, lo stato nel quale si deve essere per passare a una fase successiva della vita. Per costruire, la propria vita: i figli, la famiglia, la carriera. Temi eterni, appunto.
Ma il punto è il titolo dell’opera: La Vida Breve. Che cos’è la vita breve se non quella dell’amore selvaggio, che deve terminare rapidamente? La Salud, e qui è la bellezza, è l’amore folle, ma anche la sua morte, che apre a una nuova salute.
Ma queste sono solo chiacchiere. C’è un video, che allego come link, che ha la capacità di
raccontare lo scontro di due forze vitali. Con il ritmo della chitarra di Thibault Cauvin, tre ballerini dell’Opera di Parigi, offrono una pennellata essenziale, alla Mirò, del tema. Thibault è magistrale, con quei suoni che sembrano neutrali, quasi estranei a una vicenda già scritta. Ma la musica di Manuel de Falla ha anche un’altra interpretazione, quella di Julia Ungureanu che, con il suo violino, rende al meglio l’asprezza della contesa, e il dolore che genera.
Thibault Cauvin / Julia Ungureanu
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