C’è qualcosa di magico, che richiama lo stupore sette-ottocentesco di fronte alle macchine. Quando vedi Mari Samuelsen con il suo violino, ti viene davvero la voglia di considerarla una macchina, in cui lo strumento, il violino, è solo una parte dell’ingranaggio complesso. Deve essere un effetto che fa a tutti, perché è inusuale. Ci si aspetta che uno suoni il violino, o un altro strumento, tenendo ben separate le parti: questo è il braccio e questo è l’archetto, questa è la spalla e questo è il violino. E poi, il pubblico sente nel suonatore le più piccole incertezze, i dubbi momentanei, le stanchezze, la noia per la ripetizione. Sente l’umano. Per questo Mari è speciale. Si immedesima completamente in quel che fa, non c’è il distacco intellettuale del musicista, dello studioso. No, lei è pura carne norvegese, con il sentire nordico del bosco, del lago, del fiordo. È un po’ una figlia di Hamsun, lo scrittore. Uno spirito selvaggio, che l’aria del Nord esalta.
Ma c’è un’altra lezione, se guardate il video in cui esegue l’Inverno, in particolare l’Allegro, da Le Quattro Stagioni di Vivaldi. Forse è per quel Vinter, l’Inverno, che è la stagione più identitaria della sua terra. Mari si azzuffa non con il violino, che la segue docile, ma con l’aria intorno. È come se chiedesse urlando perché lì, nell’auditorium non c’è l’aria frizzante che scuote le betulle, o quella gelida che immobilizza il sangue. O, forse, quell’esplosione di potenza misteriosa che sono le Aurore Boreali. Perché?
Poi ci sono i suonatori. Il regista del video, e il montatore, danno una spaccato umano. La brava ragazza che pensa: ma proprio a me doveva capitare questa? Si suonava tranquilli… L’altra che inveisce, mi sfidi, ora ti faccio vedere io, di non essere da meno… Il mezza età, che di fronte a una tale dimostrazione di potenza resta intimidito, si guarda attorno per essere sempre pronto… Il giovane secchione, che la guarda e tenta di starle dietro, con la paura di fare una figuraccia e, in certi momenti l’orgoglio per quello che sta facendo.
Ehhh, Vivaldi. Non a caso L’Inverno sta nella raccolta Il cimento dell’armonia e dell’inventione!

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