Alhambra, la Città Rossa, sulla colllina di Granada. Piena di torri, passaggi, patio, arabeschi, vasche. Una icona del mondo arabo, passato per l’Africa settentrionale, e arrivato sulle coste e sulle alture andaluse. Evocare un luogo come quello, significa impegnare il cervello a immaginare ombre e acqua, caldo e vento. Tutto il repertorio che si ritiene classico, e che determina una certa immagine della Spagna.
Francisco Tárrega, nato a metà Ottocento, è uno dei grandi della chitarra classica moderna. Colui che l’ha nobilitata, portandola alla musica colta.
Recuerdos de la Alhambra, 1896, è particolare, perché è un brano in cui ci sono i ricordi, e i ricordi fanno rima con nostalgia, e c’è l’Alhambra, ma nella sua forma più pura, quasi spirituale.
È inutile fare dietrologia e tentare di spiegare quale sia stato il rapporto tra il compositore e il luogo. Quel che è invece essenziale, è capire la bellezza del brano, con la sua musica per chitarra che passa dalla tonalità La minore nostalgica, a quella La maggiore, piena di energia. E il collante, il legante è l’acqua. Non nella forma di fiume o di pioggia, ma in quello altamente culturale di un giardino arabo, dominata magstralmente dalla tecnica. E allora si sente l’acqua incessantemente scorrere, o fare un piccolo salto, come se si stesse origliando una fontana. E quello stesso suono, torna sia come nostalgia sia come energia.
È la magia del tremolo, la tecnica che permette di ripetere quartine di note, secondo lo schema di diteggiatura: pollice, anulare, medio, indice, gli ultimi tre sulla stessa corda.
Questa successione di note è esattamente quello che ricrea il movimento dell’acqua.
Ve ne propongo una versione suggestiva, quella di Isabel Martínez in ambientazione araba, tra luci di candela e gallerie voltate.
©2025 Valerio Griffa
https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=ftrgOaT0YrQ&t=0s

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