La chacona è una danza popolare spagnola, forse di importazione centroamericana, del Cinquecento, vivace, da festa, e piuttosto erotica. Tempo ternario, con variazioni su un basso. Passata come forma musicale alle corti europee nel Seicento, viene chiamata ciaccona in Italia, famosa quella di Monteverdi, chaconne in Francia, Gran Bretagna e Germania. Famosissime quella di Bach e quelle di Händel per clavicembalo. Sparisce con la fine della musica barocca. È proprio questo il tragitto: da danza popolare in forma erotica a musica estatica. Dall’Inferno al Paradiso.
L’Arpeggiata è un gruppo di musica antica, o meglio, barocca, fondata e magistralmente diretta dall’austriaca Christina Pluhar. Philippe Jaroussky, con la sua straordinaria voce di controtenore, che corrisponde al contralto femmnile, ha anche una mimica e una presenza scenica importanti. Ecco, mettete insieme i due fenomeni, e avrete una piccola lezione di storia della ciaccona. Philippe entra in scena con l’aura angelica, e comincia a declamare in canto tutti i vantaggi del Paradiso. Tra i quali c’è il vivere sempre in feste e riso… Che barba, che noia, avrebbe detto una piccola icona pop. Ma quel Pane degli Angeli viene subito insozzato dalla voce bassa e rauca dei due suonatori incaricati del marketing infernale: Qui, da noi, si vive di pianti e foco eterno! Gli Infernali indossano occhiali da sole, la tenebra, il male. E l’Angelo riprende, con la sua voce angelica, che altro?: Avrai quanto vorrai! E i due Diavoli scornati: Quel che non ti piace qui, da noi lo avrai sempre!
Conclude Philippe, era una canzonetta morale in fondo, e nell’ultimo claim si mette anche lui gli occhiali da sole. Ora, capisco, è un gesto che fa ridere il pubblico. Che suggerisce che nel Bene c’è sempre un po’ di Male, e viceversa. Gli occhiali da sole, oltre a condensare la storia della ciaccona, da musica licenziosa a musica spirituale, a me fanno venire in mente la Commedia di Dante. Un percorso di conoscenza, di presa di coscienza, di tensione verso Dio. Ma dove il Gran Fiorentino tocca tutti i nervi scoperti è nell’Inferno. Sono lì la passione amorosa, la corsa al potere, l’incapacità di difendere i propri figli. E anche quell’ardire di sfida: Fatti non foste a viver come bruti! Umano, troppo umano, per citare il buon Nietzsche.
©2025 Valerio Griffa
Ecco il link e il testo.
https://www.youtube.com/watch?v=EZ-VsKB_tNw
Ciaccona del Paradiso et del Inferno, Anonimo, da Canzonette Spirituali e Morali, 1657
Oh che bel stare è star in Paradiso / Ove si vive sempre in feste e riso / Vedensosi di Dio svelato il viso / Oh che bel stare è star in Paradiso!
Ohimé che orribil è stare qui all’Inferno / Ove di vive in pianto e foco eterno / Senza veder mai Dio in sempiterno / Ahi ahi che orribil star giù nell’Inferno!
Là non vi regna giel, vento, calore / Ché il tempo è temperato a tutte l’hore. / Pioggia non v’è, tempesta né baleno / Ché il Ciel là sempre si vede sereno.
Il fuoco e ‘l ghiaccio là, oh che stupore, / Le brine, le tempeste, e il sommo ardore / Stanno in un loco tutte le intemperie, / Si radunan laggiù, oh che miserie.
Havrai insomma là quanto vorrai / E quanto non vorrai non haverai / E questo è quanto, o Musa, posso dire / Però fa pausa il canto e fin l’ardire.
Quel ch’aborrisce qua, là tutto havrai / Quel che diletta e piace mai non haverai / E pieno d’ogni male tu sarai / Dispera tu d’uscirne mai, mai, mai!

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