IL SUONO DELLA MATERIA

Franz Kafka lo aveva scritto nel 1915. Un racconto che aveva impressionato tutti. Quella trasformazione di Gregor Samsa in un insetto metteva il dito nella piaga. Insetto, per i più, è una cosa ripugnante, da scacciare e da schiacciare. Il cambiamento di Gregor aveva costretto tutti, nella famiglia, a cambiare atteggiamento, come lui era cambiato. In fondo, lui era un insetto perché non era più in grado di sostenere la famiglia.  Ora il tema della metamorfosi è antico, basta pensare a quella specie di enciclopedia di Ovidio che porta lo stesso nome. Trasformare qualcosa in qualcos’altro, è il leit motiv della mente umana, che si tratti di desideri, di sogni, di incubi. O di crescita, cioè della metamorfosi di ogni essere vivente. È una costante, nell’Universo. La chimica, la biologia, la fisica non parlano che di metamorfosi. Philip Glass, compositore di Baltimora, nel 1988 scrisse 5 brani per piano, con quel titolo. Non so se metamorfosi sia stato un’illuminazione improvvisa, pensando a Kafka, oppure il punto di partenza del suo progetto compositivo. 

Qui propongo la Metamorfosi 2, nella versione per arpa, della sivigliana Rosa Díaz Cotán. Mi viene da pensare che l’arpa sia più funzionale del piano per il messaggio che il brano veicola. Il ritmo dell’arpa, basso e acuto, dà un tempo e una inquietudine che vanno aumentando e modificandosi. A me fa venire in mente la materia calda di un vulcano o, per dirla più grossa, la materia dell’universo. Quel sobbollire, quell’inviare spruzzi caldissimi e lucenti, quel muoversi in una maniera che può sembrare disordinata ma che segue un suo ordine logico, per esempio quello della spirale, è il risultato di forze fisiche imprescindibili. E quella materia vulcanica universale che si sfascia, per poi ricomporsi in una nuova materia, che è figlia della prima, ne rappresenta l’evoluzione. È quella la metamorfosi, con quel motivo lento che accompagna come un filo tutto il brano.  Non fate caso alla brutta ambientazione del video. Rosa fa vibrare le corde dell’arpa e vi scuote. Esattamente come deve fare una metamorfosi.

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THE SOUND OF MATTER

Here I’ll propose Metamorfosis 2 by Philip Glass, in the harp version of the piece, by the Sevillian artist Rosa Díaz Cotán. It seems to me that the harp is more functional than the piano for the message that the piece wants to convey. The rhythm of the harp, low and high, reminds me of the incandescent matter of a volcano or, on a larger scale, of the universe. That simmering, that sending out very hot and shiny splashes, that moving in a way that may seem disordered but that follows its logical order, is the result of the action of essential physical forces.

The music track suggests this, with that slow motif that holds the whole piece like a thread.

https://www.youtube.com/watch?v=3g01w3l6Sic

©2025 Valerio Griffa

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