Mi capita, verso sera, di guardare verso ovest. Non per cercare il tramonto, ma per vedere come diavolo farà, quel giorno di quella stagione, il sole a congedarsi. Non è solo una questione di luce. Lo è di nubi, cioè dell’atmosfera e delle sue memorfosi e compromessi. Dunque, dato per scontato che d’inverno il sole punta su determinate montagne e d’estate su altre più a nord, mi tengo tre punti di riferimento:
1. Il monte Musiné, 1150 m, è un lembo sollevato del mantello terrestre, diverso dalle Alpi. Il nome, secondo una certa interpretazione, sarebbe una contrazione di Monte degli Asini. Monte circondato da leggende, e avvistamenti: UFO, streghe, Erode, venuto qui a espiare per la Strage degli Innocenti! Ma è Costantino la star. Al tempo, uno dei Signori della Guerra, a Treviri, a sovrintendere a Gallia e Britannia. Nella delicata successione a Diocleziano, partì alla volta delle Alpi, con un esercito di barbari catturati, di Britanni, Celti e Germani, e si scontrò per la prima volta con l’esercito di Massenzio a ovest di Torino, non lontano dal monte in questione. Secondo Eusebio di Cesarea, fu proprio sul Monte che apparve la Croce (in sogno?): In hoc signo vinces! Mettiti sotto questo segno, capisc’ammè! Anno Domini 312. Il che significa che qui, proprio davanti alla mia finestra, cambiò la storia. I cristiani furono liberi di credere al loro Dio, e Costantino li costrinse a unirsi sotto regole comuni, con il Concilio di Nicea, 325 d.C.. Trasferì la capitale dell’Impero a Bisanzio, ribattezzata Costantinopoli. Lui steso fu battezzato cristiano, prima della morte, forse.


©2025 Valerio Griffa

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