NON TUTTI GLI UCCELLI SONO PAVAROTTI

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Osservare gli uccelli che cantano è qualcosa che ha sempre ispirato l’uomo. Forse per la primaria invidia di non saper volare, e passi, ma anche per quei suoni seducenti emessi senza sforzo, come se la vita fosse poesia. Il flauto è la versione umana del canto degli uccelli, lo strumento dell’imitazione.

Precisazione: quando si dice uccelli si dice quelli noti, dal fringuello al canarino, dal pettirosso al merlo. Fino al re, l’usignolo, che canta dal tramonto all’alba, nella stagione riproduttiva.  Si è passati dal canto vero al canto simulato con il flauto, usato però in più situazioni. Per arricchire sezioni orchestrali, o per melodie liriche e cantabili. Basta pensare al flauto andino, e alle atmosfere che evoca. Qualcuno ha pensato che quelle note prese in prestito potevano essere suonate per evocare una notte sugli alberi. C’è un magnifico brano di Händel, Sweet Birds, che si basa su un confronto tra la voce di soprano e un piffero che interpreta un uccello canterino. In questo caso la voce da soprano è di Amanda Forsyte mentre il flauto barocco è di Emi Ferguson. Il risultato è un continuo palleggiare, che porta nel sogno.

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