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Tre capolavori in un colpo solo. Il primo è la musica di Puccini, il secondo è la voce di Asmik Grigorian, e il terzo la sua capacità scenica. In generale, l’opera oggi richiede una capacità di stare in scena non paragonabile a quella dei tempi passati.
Asmik, lituana, dimostra di avere non solo una voce magnifica ma anche la presenza necessaria. Se uno volesse cercare il dettaglio, ci sarebbe da dire che difficilmente una giapponese come Cio cio san, una che segue etichetta e tradizione del suo Paese, potrebbe fare quella parte. D’altronde, l’ambientazione giapponese di Puccini quello richie. Una donna giapponese non griderebbe e probabilmente non manifesterebbe quella fierezza. In questo video lei mi ricorda più la Penelope dell’Odissea che la donna ingannata da Pinkerton. Asmik ha tratti mediterranei sottolineati da quegli occhi e quei lunghi capelli scuri e pertanto la sua recitazione è assimilabile a una tragedia greca che, forse, non è così distante dalla drammaturgia pucciniana. Ma se non si vuole fare troppi distinguo, anche nell’ambientazione greca, con Penelope che guarda l’orizzonte per scorgere la nave di Ulisse invece di quella americana di Pinkerton, Asmik sarebbe magnifica. Sa trasmettere la tensione dell’attesa, della lunga attesa, con quel pensiero sottostante della possibilità di un non ritorno. In realtà, andrà anche peggio. Pinkerton ritorna ma con la moglie americana e per prendere il figlio di Cio cio san. Ma è bello quel paravento con lei che si nasconde interpretando l’understatement delle donne giapponesi di quell’epoca.
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