Il jazz, come il tango a Buenos Aires, nasce nei bordelli, quelli di New Orleans. Fra le ipotesi sull’origine della parola c’è jizz, vale a dire eiaculazione, spruzzo. Non so se sia veramente quella la parola dell’origine, ma l’idea di uno spruzzo vitale, come energia creativa che si diffonde, direi che è molto efficace. Le diverse mitologie aiutano: dal norreno Freyr, dio della fertilità e prosperità, a Inuo, con la sua pioggia di sperma la notte del 10 agosto, quella poi convertita nelle più presentabili lacrime di San Lorenzo. Mario Giansone (Torino 1915-97) ha saputo offrire in maniera magnifica questa idea dello spruzzo di creatività, dell’improvvisazione, dell’energia, nei suoi studi sul jazz. Le sculture, ma anche le tempere, rendono questa idea creativa, associata ad un’altra: il gruppo, la collaborazione, l’unisono. È come se da un unico ceppo venissero fuori suonatori e note, con la magia del capirsi, di creare insieme. La Fondazione Giansone ha appena aperto un bellissimo museo a S.Ambrogio di Torino, in un’affascinante vecchia fabbrica, proprio sotto la Sacra di S.Michele. Giansone racconta, con tecniche e materiali diversi, le sue ossessioni. E in particolare quella del jazz che, da europeo, ha visto piombare come una cometa, quando l’America è venuta a farsi conoscere qui. Ma mi piace pensare che la Sacra lassù lascerà trapelare le stelle del jazz, quelle di Paolo Conte.
https://www.youtube.com/watch?v=y8pW9d4h_eQ



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