Ti sveglio io, domani amazon, ibs
Sì, lo so, il giorno è arrivato per me, non per altri. Un buon giorno, se devo considerare che è il primo dei miei libri autopubblicato. Quest’ultima non è una parolaccia, e nemmeno l’ultima risorsa dei sommersi, dei rifiutati.
Non è stato facile decidersi al selfpublishing, vedete come l’inglese possa dare un tono diverso alla cosa, ma ci sono arrivato. Il perché è complesso, ma cerco di riassumerlo in poche battute. Il sistema editoriale, non solo in Italia evidentemente, sta attraversando una trasformazione, una lunga marcia iniziata forse due-tre decenni fa. Le case editrici, grandi, piccole e medie, vogliono dei fenomeni, per pubblicare. E per fenomeni intendo brand garantiti: personaggi di qualunque genere, purché con il loro quarto d’ora di notorietà. Oppure personaggi sconosciuti, su cui costruire un marketing che funziona, sia mainstream sia estremo. Non ci sono più, o quasi, canali di interscambio tra chi propone e chi sceglie.
L’uomo, però, è un animale che si adatta, più flessibile di un giunco. Le piattaforme di stampa e distribuzione, con il ruolo di facilitatore e aggregatore, offrono una seconda chance ai tanti esclusi. Sì, lo so, detto così sembra uno di quei discorsi qualunquisti che riempiono carta e smartphone. Ma ci sono esempi illustri di scrittori rifiutati e rifiutati, uno per tutti il Nobèl Saramago, e credo sia giusto lasciare che molti continuino a coltivare il loro sogno. Non scoraggiati neppure da numeri ridicoli nella casella delle vendite.
Quindi, questo è un bel giorno, per me.

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